La razionalizzazione del Politecnico di Torino non considera la centralità dello studente Stampa
Votazione Utente: / 0
ScarsoOttimo 
Scritto da Webmaster   
Giovedì 28 Gennaio 2010 13:00

COMUNICATO STAMPA DEL 10.12.2009

La scelta di chiudere le sedi decentrate del Politecnico di Torino impoverirà il territorio e vanificherà gli sforzi decennali degli enti pubblici che, nei limiti delle proprie disponibilità, hanno sempre supportato finanziariamente lo studio universitario localizzato.

È il pensiero espresso dal Presidente dell'Associazione studentesca Alfa-Omega, Alessio Giacomini, parlando il 4 dicembre ai membri del Co.Re.Co piemontese – Comitato Regionale di Coordinamento su Università e Diritto allo Studio – in merito alla decisione di chiudere le Facoltà ed i corsi distaccati e di aprire cosiddetti istituti tecnici superiori dalla non ben precisata utilità biennale (allo stato attuale mancano i decreti attuativi).

Dopo una breve riflessione sul ruolo istituzionale del Co.Re.Co. stesso (“Ruolo esclusivamente notarile? I membri sanno prima le notizie dai giornali che dall'organo preposto”) Giacomini ha duramente criticato la strategia del Politecnico orientata più ad una razionalizzazione aziendalista che alla “missione” delle scuole universitarie: la formazione e la crescita dei giovani.


Giacomini si è fatto portavoce degli studenti delle sedi di Vercelli ed Alessandria: “è una scelta che poco guarda al futuro. La vita universitaria non è solo laboratori, ricevimento docenti e ricerca. La vita universitaria è didattica, scambio di idee, dialogo, studio. Le sedi distaccate non si possono ridurre a distaccamenti senz'anima, ovvero senza studenti”.

L'immagine proposta è preoccupante: “Pensate ad un giovane che ha lezione a Torino ma che frequenta i laboratori e incontra i docenti ad Alessandria o Vercelli? Si aggiungono disagi e problemi di spostamento e vivibilità. Si perdono tempo ed energie”.

Il Presidente di Alfa-Omega ha toccato inoltre un punto fondamentale: “L'EDISU, non certo felice della decisione del Politecnico ha per caso quantificato il costo della perdita in termini di spesa effettuata per mense e residenze universitarie in luoghi dove a breve saranno inutili? Ci potrebbe essere poi il venir meno in termini quantitativi e qualitativi degli investimenti sui servizi agli studenti nell’area del Piemonte Orientale? Gli enti locali infine hanno fatto i conti di quanti soldi sono stati erogati per avere sul proprio territorio un polo universitario di rispetto, spendendo risorse per il futuro (pensiamo alla cittadella della Scienza ad Alessandria)?”.

Si sbaglia quando si pensa a razionalizzare i corsi di studi fissandosi sui freddi numeri, dimenticando la centralità dello studente, anzi, sulle spalle dei giovani che nei decenni hanno fatto crescere il Politecnico”.

Una razionalizzazione al gusto di gianduia, insomma.


Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 03 Febbraio 2010 10:03 )